Tango Argentino: un gioco di ruoli

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Tango Argentino: un gioco di ruoli

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Nel tango argentino, più che negli altri balli, l’uomo “conduce” e la donna segue.

L’uomo ha quindi il controllo della situazione e ciò, per una femminista come me convinta, ahimè, da molto tempo, potrebbe creare conflitti interiori. E all’inizio me ne ha creati, ciò nonostante l’attrazione verso questo ballo è stata più forte: mi ha incuriosito e per non so quale meccanismo psicologico mi sono ritrovata a provare un’intensa eccitazione nel rimanere in completa assenza di volontà.

Forse perché è così rilassante “affidarsi” almeno per la durata di un ballo a qualcuno che conduce e sa quel che vuole. Niente braccio di ferro con l’eterno antagonista, niente lotta per i diritti femminili, niente “il corpo è mio e lo gestisco io”, niente di niente; che non è resa perché la mente è vigile e, sebbene pronta a eseguire, la donna sa prendersi spazi personali.

Forse è la memoria genetica delle donne che mi hanno preceduto, della nonna materna emigrata in Argentina all’inizio del secolo, del suo essere donna coraggiosa e intraprendente accanto al suo uomo che decideva le sorti della sua famiglia, ma che suggellava la sua decisione solo dopo averle chiesto :”Che ne pensi, Catarì?”

E’ questo il tango per me, l’incontro di due persone con ruoli diversi verso un’unica meta: l’uno che decide, dirige, tesse il canovaccio, l’altra che comprende la volontà, permette la direzione, la asseconda, contribuisce con il proprio estro all’esecuzione.

Tutto ciò è possibile se la comunicazione del corpo è chiara e forte: il successo del ballo è proporzionato all’abilità dell’uomo di comunicare con il linguaggio del corpo ciò che vuole e all’abilità della donna di comprenderlo nel sottile gioco della seduzione.

Chi frequenta le milonghe si accorge della varietà dei modi di condurre; Borges sosteneva che il tango è un modo di camminare, voleva dire che è il riflesso della personalità di ciascuno? Penso di sì. A noi donne si offre una varietà di scelta in un continuo che va dalla sfida all’intesa. Ce n’è da soddisfare tutti i gusti.

Il cavaliere ideale per me? Chi invita con galanteria perché non dimentica che la dama è una donna, chi inizia a ballare studiando le abilità e la personalità di chi ha tra le braccia, adeguando il suo approccio. Chi, se la donna “ci sta” (nel senso del ballo, come diceva un amico romano), osa forme e figure in uno splendido fraseggio corporeo. Fraseggio che non è un soliloquio ma un discorso a due ( e si può dire quel che si vuole…), è ovvio che chi ha più idee in testa ha più cose da dire., mai il movimento fine a se stesso: il ballo non è un esercizio ginnico, il ballerino ideale non è quello che sa fare cento figure, ma chi con poche ti comunica qualcosa.

Alla fine di questa intensa “chiacchierata” fatta al ritmo di una musica meravigliosa che suggerisce e impone le frasi da dire, il cavaliere ideale accompagna la donna al tavolo magari, perché no?, con un baciamano e …tutto finisce lì.

 

Maria Rosaria Savoia


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