Il Tango Argentino come psicoterapia

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Mi chiedo come mai oggi ci si possa ancora innamorare del tango. Che cosa spinge un individuo, figlio di questa società tecnologica, travolto dal moderno ritmo frenetico, sollecitato da molteplici stimoli mediatici, oggetto-soggetto di una spaventosa industria del divertimento, ad accostarsi al tango argentino?
Come può riuscire questo salto all’indietro, in un altro tempo e in un altro luogo?
Come possono coesistere nello stesso individuo l’animo ironico, spesso cinico, dell’uomo moderno e l’animo passionale e romantico di un tanguero?
Non ci riferiamo a chi balla il tango perché è diventato un ballo alla moda, per costoro, passata la moda finisce l’entusiasmo, che percorrerà altri binari, quasi sempre morti.
Parliamo invece di coloro che per qualche ora, smesso il proprio lavoro, abbandonate le consuete amicizie, dimenticati i pur piacevoli passatempi, si spogliano della propria quotidianità e entrano nella schiera degli “adepti ”. E’ come cambiar pelle, approccio alla vita, è passione per questo mito, per quello che vuol dire tango, per quello che ti permette.
In fondo il tango pizzica le corde dell’uomo, quelle dell’emozione e del sentimento; ci lascia provare senza vergogna (perché circoscritto nel tempo) il piacere di lasciarsi andare alla nostalgia, tema principe, per un amore perduto:

Si supieras,que aùn dentro de mi alma
Conservo aquel carino
Que tuve para ti…
Quién sabe si supieras
Que nunca te he olvidado,
volviendo a tu pasado
te acordaràs de mi…
(La cumparsita)

o per un luogo:

Mi Buenos Aires querido
Cuando yo te vuelva a ver,
no habrà màs penas ni olvido.
(Mi Buenos Aires querido).

Oppure sentiamo il tormento di un amore non raggiunto:

Volver,
con la frente marchita,
las nieves del tiempo
platearon mi sien.

Vivir,
con el alma aferada
a un dulce recuerdo,
que lloro otra vez.
(Volver)

o ricco di speranza:

El dia que me quieras
La rosa que engalana
Se vestirà de fiesta
Con su mejor color,y al viento las campanas
Diràn que ya eres mià
Y locas, las fontanas
Se contaràn tu amor.

(El dia que me queras)

Musica struggente, parole semplici, ingenue quasi, che fanno certamente sorridere chi rimane fuori da questa atmosfera tanguera, ma che incanta chi invece si lascia andare, chi vive veramente le emozioni e i sentimenti che stanno dietro ad esse, in una specie di catarsi che fa tanto bene allo spirito.
Tango argentino come psicoterapia? Perché no? Se ci libera dalla corazza che ci stritola in una morsa di angosce e di ansie.
Per la durata di tre minuti noi soffriamo come se fosse nostro il dolore di chi canta, vibriamo per l’ intensità di un amore come se fosse nostro, minacciamo sangue come se fosse nostra l’ira che ascoltiamo, in un processo di identificazione voluto e consapevole.
Salvo poi ritornare al nostro tempo e alla nostra vita forse un po’ più rilassati e disponibili. 

Marirò

Maria Rosaria Savoia


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